La denuncia di Sergio Lironi apparsa ieri su Ecopolis e il commento di Francesco Fiore, dopo aver partecipato insieme per Padova2020 martedì scorso alla commissione urbanistica del comune.
Sergio Lironi, Presidente onorario Legambiente Padova:
“Ad esaminare la Relazione geologica e la “Carta delle Fragilità” allegate al Piano di Assetto Territoriale (PAT) di Padova, non vi è in tutto il territorio comunale sito meno idoneo all’edificazione di quello attualmente individuato dalla Giunta Comunale per la costruzione del nuovo ospedale. Diverse aree del nostro territorio sono segnalate a rischio idrogeologico: aree nelle quali eventuali nuovi interventi vengono condizionati alla realizzazione di opere di bonifica e di messa in sicurezza ed al principio dell’invarianza idraulica. Nel caso però delle aree di via Corrado –caso quasi unico in tutto il Comune– le indicazioni del PAT sono tassative. La Carta delle Fragilità le classifica come del tutto non idonee all’edificazione e l’articolo 7.3 delle Norme Tecniche stabilisce che in dette aree “…non sono ammesse nuove edificazioni”, mentre è consentita solo “…la realizzazione di infrastrutture pubbliche, interventi di manutenzione e ristrutturazione degli edifici esistenti comunque finalizzati alla riduzione dell’impatto geologico e idraulico”.
C’è da chiederci come detta prescrizione sia sfuggita all’esame di chi ha avanzato la nuova proposta di localizzazione dell’ospedale o del perché non ne sia stato fatto cenno nella relazione tenuta dal Sindaco Massimo Bitonci alla Commissione urbanistica di martedì 14 ottobre. L’impressione è che la fretta, dettata dalla necessità di fornire comunque una risposta alle scadenze imposte dalla Regione, sia stata anche in questo caso una cattiva consigliera.
Le ragioni portate a giustificazione della scelta del sito sono state sostanzialmente due. La prima riguarda la relativa vicinanza dell’area (destinata alle cliniche universitarie ed al campus della didattica e della ricerca medica) al vecchio polo sanitario e quindi anche alla rete dei servizi e delle attrezzature diffuse in tutto il contesto urbano circostante. La seconda è relativa alla proprietà pubblica delle aree in oggetto: per un 50 per cento del Comune e per l’altro 50 per cento dell’Università. Si tratta di due argomenti di indubbia rilevanza, ma non per questo risolutivi. Anche perché, pur prossime in linea d’aria, le due aree del nuovo e del vecchio ospedale non godono affatto di facili collegamenti.
Ma al di là di questo riteniamo che per giungere ad una scelta localizzativa appropriata vada considerata una ben più ampia ed articolata gamma di fattori, anche alla luce dei dieci punti definiti nel 2002 dall’allora Ministro Umberto Veronesi e dall’architetto Renzo Piano per una nuova concezione degli ospedali e dell’assistenza sanitaria. Un ospedale moderno non può essere considerato semplicemente come una “fabbrica della salute”, dotata esclusivamente di una propria razionalità funzionale ed indifferente ai luoghi in cui si colloca. Fondamentali sono la sua dimensione umana, la vivibilità degli spazi, le relazioni anche visive con l’ambiente ed il paesaggio che lo circonda, l’integrazione con il territorio e la città. Un nuovo ospedale aperto alla città può essere l’occasione per rigenerare parti importanti dell’organismo urbano. La scelta localizzativa deve dunque derivare da una visione strategica del futuro della nostra città, da una approfondita riflessione sulle problematiche e sulle trasformazioni urbane prevedibilmente indotte. Ed anche l’elaborazione del progetto architettonico dell’ospedale non può essere considerato un aspetto secondario della questione, delegandone in toto le competenze alla Regione o, ancor peggio, ad una società finanziaria operante in project financing. Come avviene in altre città europee, è auspicabile che venga quanto prima indetto un bando internazionale di progettazione, ma soprattutto la città deve poterne discutere sia da un punto di vista contenutistico e funzionale, sia anche da un punto di vista estetico.”
Francesco Fiore commenta:
"Dopo aver ascoltato il Sindaco in commissione martedì le mie perplessità sull'ospedale in via Corrado sono aumentate, questo è quello che succede quando si valutano progetti così complessi in fretta, nelle segrete stanze, e senza mettere attorno a un tavolo le competenze necessarie. Serve una commissione tecnica al più presto che valuti in maniera oggettiva tutti pro e contro di ogni opzione (incluso il nuovo su vecchio che al momento mi sembra ancora la soluzione più ragionevole) per dare alla politica gli elementi necessari alla decisione, elementi che oggi mancano o sono molto ap-prossimativi"


