Le mense scolastiche possono diventare un cartina di tornasole delle politiche di transizione.
Oggi le mense sono viste come un problema per il Comune e per le famiglie; per il Comune perché il costo del servizio è sempre più difficile da sostenere senza ricorrere all'aumento della spesa a carico delle famiglie; per le famiglie perché a fronte di un aumento di spesa esse sono sempre più dubbiose sulla qualità e provenienza del cibo che viene dato ai loro figli.
Questo approccio va rovesciato, è possibile vedere le mense scolastiche come un'opportunità per tutta la comunità e non come un problema.
Le parole d'ordine sono 2: km 0 e politiche di comunità.
Le mense scolastiche devono diventare il canale di sbocco principale dei prodotti della nostra terra. Il Comune e le famiglie devono organizzarsi da un lato garantendo la salute dei bambini, dall'altro favorendo l'economia locale (per assurdo molte famiglie si troverebbero a pagare una retta per finanziare in questo modo il loro stesso posto di lavoro).
L'occupazione che si può generare nella nostra provincia facendo diventare le mense a km 0 è enorme. E' possibile generare, con costi quasi nulli per la comunità, un albo certificato di fornitori di prodotti agricoli e alimentari a km 0 (e in % via via crescente anche biologici) per le mense comunali. Sarà possibile ottenere dai fornitori certificati un 'prezzo politico' mediante facilitazioni di altro tipo, che renderanno questo tipo di contratto conveniente:
- essere fornitori certificati delle scuole sarà garanzia di qualità dei prodotti che fuori dal canale scuola potranno essere venduti con marginalità più elevate (una parte del mancato guadagno diventa un investimento in 'marketing');
- avere un contratto certo consentirà ai produttori di abbattere i costi di vendita;
- i fornitori potranno promuovere le loro imprese agricole ed alimentari presso le famiglie dei bambini;
- avere un canale alternativo di vendita (quello delle mense scolastiche) rispetto a quello dei tradizionali grossisti consentirà ai produttori di avere con questi un maggior potere contrattuale
- il Comune può pensare a forme di incentivazione per i fornitori certificati per aprire banchetti o punti vendita diretti in città;
- la maggior parte dei fornitori a km 0 saranno fuori dal Comune di Padova ma in Provincia di Padova; il Comune potrà stringere accori quadro con i Comuni limitrofi affinché siano in parte i Comuni limitrofi a finanziare le mense padovane a km 0, finanziamento che poi sarà ripagato grazie ai maggiori introiti fiscali derivati.
Per la distribuzione e l'erogazione del servizio di mensa vero e proprio si dovrà uscirà dala logica della gara unica multimilionaria (che quindi può essere vinta solamente da grosse imprese di catering multinazionali) e andare verso gare più piccole dove possano partecipare ad esempio cooperative sociali organizzate (in questo caso potrebbero esserci anche 'cucine di quartiere' dove la cooperativa cucina e serve i pasti entro un raggio di pochi chilometri, garantendo la freschezza del cibo preparato).
Per mantenere basso il costo anche della distribuzione ed erogazione del servizio le cooperative o società potranno avvalersi dell'aiuto, a costo zero, dei 'nonni-in-servizio' che copriranno una parte di costi con prestazioni volontarie a beneficio dei loro nipoti e della loro comunità.
Tutto ciò è economicamente sostenibile, bisogna saperlo organizzare.
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