La domanda di prodotti a 'km 0' deve essere esteso oltre i prodotti agricoli (frutta e ortaggi) per comprendere quante più categorie merceologiche possibili. Già oggi ad esempio in provincia imprenditori tessili contoterzisti di grandi firme della moda (Armani, D&G, etc..), che hanno tolto loro le commesse per darle a imprese serbe, cinesi, turche, sono riusciti a non chiudere le loro fabbriche solo grazie ai GAS, Gruppi di Acquisto Solidale, che acquistano i loro prodotti.
Questa modalità di salvaguardia e promozione della manifattura locale va governata e promossa dal Comune di Padova che può farsi promotore e gestore del Marchio "Padova km 0". Il Comune può elaborare facilitazioni o privilegi per i negozi che vendono prodotti con questo marchio.
Quanto più i padovani compreranno prodotti marchiati "Padova km 0" tantopiù aiuteranno concretamente l'occupazione locale e contribuiranno a ridurre il traffico e l'inquinamento dei TIR, che trasportano merci importate e prodotte a centinaia, migliaia di km di distanza, dalle nostre strade.
I criteri per ottenere Marchio vanno rigorosamente definiti per ogni tipologia di prodotto (dagli ortaggi alla frutta, al tessile, alle calzature, ai detersivi prodotti per la casa, a centinaia di altri prodotti) affinché il Marchio sia reale garanzia di produzione locale.
A Padova c'è la sede nazionale di Transfair Italia che possiede tutte le competenze tecniche per la gestione di un marchio 'equo e solidale' e potrebbe diventare, in partnership con il Comune, concessionario del marchio.
Stimolando i cittadini ad acquistare prodotti certificati "Padova km 0" otterremo importanti risultati: 1) migliaia di camion che trasportano merci 'straniere' dentro la nostra città non serviranno più, risparmiando energia ed emissioni di CO2, riducendo l'inquinamento dell'aria; meno traffico renderà inutili ulteriori strade di cui la nostra Regione e Provincia sono sature (il Grande Raccordo Anulare di Padova sarebbe inutile); 2) più produzione locale = più posti di lavoro locale=più lavoro per le nostre aziende=meno esposizione alle turbolenze della globalizzazione: è sbagliato in un mondo che si apre chiuderci dentro le nostre frontiere, è possibile e desiderabile invece, pur restando in un mondo aperto, scegliere liberamente come comunità il principio che il 'comprare locale' sia un valore da insegnare e promuovere; non dunque 'Prima i Veneti' ma 'Prima i Prodotti Veneti'; 3) maggior consumo di prodotti 'a km0' significa minor bisogno di imballaggi, significa diminuzione dei rifiuti; 4) prodotti locali= prodotti più sani, si riducono i rischi da sofisticazioni alimentari; 5) favorendo economia locale si rafforza l'identità della comunità attorno a buone pratiche.
Padova può diventare testimone e iniziatore di questo ciclo virtuoso attraverso uno strumento semplice, a costo zero, come la creazione e promozione di un semplice marchio: "Padova a km 0"
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