Padova 2020 e i propri consiglieri comunali Francesco Fiore e Beatrice Dalla Barba condividono pienamente e si associano all’appello del “COV - Centro di Osservazione e Valutazione dei Servizi Sanitari e Socio Sanitari” per rimettere al centro le esigenze dei cittadini.
 

La discussione sul nuovo ospedale di Padova si è impantanata nell'assioma “ospedale si - ospedale no”, concentrando tutta la querelle su considerazioni di tipo edilizio o tutt'al più urbanistico.
Ricordiamo che si sta parlando di struttura ospedaliera, elemento che implica una preventiva programmazione delle attività sanitarie, sia per quanto riguarda gli aspetti funzionali che per ciò che concerne le necessità del territorio nel quale si sviluppano.

Si ribadisce quindi il concetto che ridurre la discussione ai soli aspetti “edili” è limitativo poiché esula dalla corretta valutazione e programmazione delle finalità operative del nostro sistema sanitario.

A memoria storica si ricorda che il Policlinico di Padova, espressione preminente della Facoltà di Medicina, ha da secoli prodotto innovazione e ricerca a livello mondiale grazie all'afferenza di tutte le discipline universitarie, assicurando convergenze e sinergie, rivoluzionando la diagnostica e la terapeutica; emblematici gli studi di Fisica nucleare e di Elettronica applicata che hanno dato un contributo mondiale all'evoluzione della diagnostica, tanto che oggi è universalmente riconosciuto il contributo fondamentale del nostro Ateneo.

La Biologia nelle sue articolazioni, la Chimica Biologica ed Organica, l'Anatomia Patologica, la Virologia, la Farmaceutica (per citarne solo alcune) sono pietre angolari delle Scienze Mediche Applicate, trovando nel Policlinico padovano un'indispensabile punto d'arrivo nell'approccio di molte sindromi patologiche tuttora sconosciute.

1 - E' quindi conseguente la valutazione che mai si debba interrompere la rete teorico scientifica che contribuisce all'innovazione diagnostica e terapeutica messa in essere nel Policlinico di Padova; quindi, anche da un punto di vista logistico-spaziale, il Policlinico dovrà trovarsi al centro dei “vettori della conoscenza”, sviluppati dalla ricerca padovana in toto.
Porre Policlinico ed Azienda Ospedaliera al di fuori di questo baricentro funzionale significa commettere un errore capitale; e non solo, pretendere di considerare il sistema ospedaliero padovano al pari di un qualsiasi altro stabilimento ospedaliero territoriale significa causare grave danno alla scuola medica padovana ed al prestigio che essa ha nel mondo.

2 -Altro aspetto fondamentale (che non vediamo citato e discusso) è la distribuzione spaziale delle attività sanitarie all'interno della Città. Se, a panoramica, si volesse evidenziare la collocazione delle tre aziende sanitarie, ci si accorgerebbe in maniera macroscopica che, nel raggio di trecento metri, insistono TRE AZIENDE SANITARIE ed i loro rispettivi ospedali: Ospedale Sant'Antonio, Azienda Ospedaliera, IOV, con servizi diagnostici decuplicati, mai razionalizzati e compendiati, che sono causa di una grave patologia organizzativa, con conseguente dispersione finanziaria “a colabrodo” in decine di unità operative equipollenti.
Nuovo Ospedale è -ante litteram- la nuova organizzazione delle attività ospedaliere all'interno della Città e non già l'edificazione di una nuova struttura ultramiliardaria allocata in aree fantasiose ed inaccessibili.

3 - Il terzo ma non ultimo aspetto deriva da cecità ed insipienza; a tutt'oggi manca un'aggiornata programmazione urbanistica volta al recupero e riqualificazione delle aree: Ex Macello e relativa superficie boschiva, ex Istituto Zooprofilattico con aree annesse, area verde collegata alle Mura, area ex Gasometro. Stiamo considerando l'area, di decine di ettari, nel centro strategico della Città, oggi in un insopportabile stato di degrado urbanistico.
Ci sembra quindi opportuno proporre (nel piano di assetto territoriale e nel piano degli interventi urbanistici) la riqualificazione di questa intera area vicino ai complessi ospedalieri, finalizzandola alla necessaria espansione delle attività scientifico sanitarie multidisciplinari, che rappresentano il logico sviluppo della terapeutica padovana nel contesto della ricerca e dell'innovazione.
Dare spazio alle attività sanitarie in quelle aree equivale a ricollocare Padova, storica capitale della Medicina, al centro della programmazione socio sanitaria nazionale ed europea.

dott.ssa Beatrice Dalla Barba – consigliere comunale Padova2020
dott. Paolo Paolucci – Direttore COV

 


Il COV
Nato ad aprile di quest’anno a Padova per avvicinare la cittadinanza alla sanità, il Centro di osservazione e valutazione dei servizi sanitari e socio sanitari (Cov) ha l’obbiettivo di raccogliere indicazioni, proposte e reclami in merito alle prestazioni erogate dal servizio socio sanitario pubblico. L’associazione è composta da medici, operatori sanitari e cittadini.

«Stiamo spendendo i soldi dei cittadini per un sistema socio sanitario che in questi anni si è allontanato dalla popolazione e dai suoi bisogni -spiega il portavoce Paolo. Riconosciamo il cittadino come primo soggetto in grado di dare la pagella a chi lo sta amministrando. Pensiamo ad un nuovo rapporto con i sindaci e le dirigenze. Daremo dieci e lode a tutte quelle strutture che hanno dimostrato efficienza e quattro meno a quelle che disperdono denaro e risorse pubbliche».
Le valutazioni si basano sulle dettagliate schede di valutazione predisposte secondo i parametri indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e compilate dagli aderenti all’associazione.

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