vandana shiva da wikipedia

Accolta affettuosamente dalla comunità “green” di Padova, il 12 ottobre, nella grande sala di Fornace Carotta strapiena di gente, Vandana ha illustrato con lucida fermezza la sua agenda ecologica. Ha invitato tutti a partecipare in modo attivamente critico ad Expo 2015 (Milano), una tappa fondamentale del destino alimentare, e non solo, del pianeta. Ha ribadito la sua classica posizione sulla necessità di uno scambio libero di sementi, una politica Open Source di conoscenza condivisa contro la scienza Closed di Monsanto e affini che speculano sui brevetti OGM. Attaccata per questo dal New Yorker con un articolo “Semi di Dubbio”, ha risposto con “Semi di Verità”. Ha anticipato che uno dei cereali importanti nel futuro di una agricoltura sostenibile sarà il miglio per le sue grandi e molteplici proprietà nutritive. Una voce rassicurante nell'incerto scenario del nostro futuro agroalimentare.


El Tamiso
Ha organizzato l'evento ed ospitato Vandana Shiva la storica cooperativa agroalimentare di Padova, che compiva i suoi trent'anni.

Sul palco si sono succedute le animatrici di tre cooperative agricole biologiche che riescono a competere con successo con la grande distribuzione. Andrea Giubilato della Scuola Esperenziale di Agricoltura Biologica ha riaffermato con calore l'importanza politica, economica e culturale dell'agricoltura organica e dello scambio di sementi locali, citando, tra l'altro, l'esperienza positiva del riutilizzo di varietà autoctone di Radicchio Trevigiano, una pianta dalla lunga storia e dalle splendide caratteristiche nutritive ed organolettiche.

Infine, è stata illustrata la proposta del Gruppo di Acquisto Solidale Biorekk di concertare un prezzo equo tra produttori agricoli (biologici) e consumatori, come nel caso di "SiToMato, conserva di pomodori bio".

Comincia così a delinearsi un quadro di politica economica razionale e completo, basato su una agricoltura locale, biologica, multifunzionale, cooperativa. Un quadro che ha trovato spazio anche nel progetto e nel programma di Padova2020.

turchia

Turchia, Siria, PKK, Stato Islamico
Si susseguono accuse alla Turchia di appoggiare in modo indiretto gli jihadisti che operano in Siria ed Iraq. Le accuse vengono dalla stampa internazionale e dallo stessa amministrazione USA, che le ha poi smentite per mezzo di un viaggio del vicepresidente Biden ad Ankara. Di sicuro ci sono le dichiarazioni ufficiali del governo di Ankara in merito alle sue priorità politiche: abbattere il regime di Assad in Siria, distruggere il Partito dei Lavorati Curdo di Abdullah Ocalan (PKK).

Lo Stato Islamico viene dopo. Di sicuro la svolta filoislamica di Erdogan e del suo partito AKP lo rende in un certo senso "prigioniero" della propaganda dello Stato Islamico. In questo senso è significativa la visita ufficiale di Erdogan alla tomba di Maometto II, fondatore dell'impero ottomano, conquistatore della Seconda Roma, Costantinopoli, nel 1453. Un personaggio al cui confronto i combattenti dello Stato Islamico si possono considerare dei moderati.

Di sicuro la Turchia non ha finora concesso la sua base area di Incirlik per bombardare lo Stato Islamico, anzi ha bombardato con i suoi F16 postazioni curde al confine iracheno. Ha represso le proteste (35 morti) dei curdi che volevano unirsi ai combattenti che contrastano l'avanzata dello Stato Islamico a Kobane, vicinissimo al confine turco. La Turchia chiede inoltre la creazione di una zona cuscinetto sotto la sua influenza a cavallo di Siria e Iraq.

 

Fare le pentole senza il coperchio?
La Turchia come possibile potenza regionale egemone in Medio Oriente, all'incrocio tra Russia, Europa, Medio Oriente, Nord Africa? Yigit Bulut, l'influente e discusso consigliere economico di Erdogan, ha esortato il paese a rinunciare alla strategia di avvicinamento all'Ue e a proiettarsi invece su Medio Oriente e Asia centrale. Subito dopo la vittoria di Erdogan alle presidenziali turche, Bulut delinea la strategia di una "Grande Turchia", con la scadenza del centennale della creazione della repubblica da parte di Ataturk nel 2023. Il progetto di questa "Grande Turchia" si basa sull'obiettivo dichiarato di diventare la 10 potenza economica del mondo.

Gli americani hanno armato ed aiutato politicamente ed economicamente la Turchia, che fa parte della NATO, come bastione sud contro la ex URSS, ai tempi della guerra fredda (che purtroppo non sembrano finiti).
Dopo aver appoggiato Morsi in Egitto, in un tentativo naufragato e dagli incerti risultati di utilizare l'Egitto come potenza regionale egemone alleata dell'Occidente, gli USA si trovano davanti un insieme di paesi, dalla Algeria alle Filippine, compatti politicamente nel loro appoggio ai partiti islamici.

L'altra grande potenza regionale, l'Iran, non è certo da meno. Gli stati alleati, come Saudi Arabia ed emirati petroliferi, sono costruzioni politiche fragili ed esposte al fondamentalismo, se non esse stesse fondamentaliste come la monarchia wahabita in Arabia. Sociologicamente, il successo politico dei sunniti si basa sulla coesione della Umma islamica, la "comunità dei credenti".

Remo Ronchitelli

 

Fonti analitiche
http://www.iwallerstein.com/syria-turkish-ambivalence/ di Immanuel Wallerstein
• "Sociologia dell'Islam", E.Pace, Carocci, Roma, 2005, pag.45-52 (Umma)

Fonti di notizie
ANSA (in ordine di tempo - Attenzione che le notizie vengono modificate o cancellate nel corso del tempo):
http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2014/07/16/siriaassadchi-appoggia-terrore-
paghera_d67eb69e-e436-49db-859b-898de8610507.html
http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2014/08/10/turchia-media-primi-parziali-vittoria-a-
erdogan-2_6845b7ff-0a71-4002-9b58-0cec56bed7b6.html
http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2014/09/09/usa-a-turchia-stop-a-flusso-
jihadisti_f08b11e6-b75c-4829-af84-5dd32bcbf653.html
http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2014/09/20/iraq-liberati-49-ostaggi-
turchi-a-mosul_65501d1b-b698-4e2a-8025-0ed5eaa40e89.html
http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2014/10/01/siria-turchia-mira-a-zona-cuscinetto_bb1b7045-d997-45df-9024-1c7ab6a22277.html
http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2014/10/04/isis-biden-si-scusa-con-
erdogan_299da7ad-1359-4eae-ada5-9a8bd3976b77.html
http://www.theguardian.com/world/2014/oct/07/isis-kurds-syria-kobani-turkey?
CMP=EMCNEWEML6619I2

tagli-sociale
 

Comune di Padova, ancora tagli al sociale: famiglie in difficoltà sempre meno seguite dal comune ed educatori professionali praticamente disoccupati.

Negli ultimi mesi, ad un bilancio comunale che già non permetteva agli operatori sociali pubblici e privati di rispondere adeguatamente ai bisogni emergenti delle famiglie padovane, è stata data un'ulteriore sforbiciata. Ma nella quotidianità questo cosa significa?
 
Per quanto riguarda i servizi ai minori (con obbligo di tutela da parte del Comune), fino a giugno 2014 erano seguiti per 4/6 ore alla settimana circa 90 nuclei familiari di Padova con un servizio educativo domiciliare (trasporto, accudimento o servizio educativo familiare) che interveniva nelle aree di disagio con una progettualità specifica famiglia per famiglia.
Il primo di settembre nessun di questi servizi è potuto ripartire.
 
Alle incertezze delle persone che chiedevano cosa fosse successo, assistenti sociali ed educatori non hanno potuto -ed a oggi non possono- dare risposte certe.
La nuova giunta ha rilevato che l'anno scorso sono stai spesi più soldi di quelli messi in preventivo per il servizio.
 
Due le possibili cause: i servizi sociali hanno usato maggiormente lo strumento "servizio educativo domiciliare" per arginare situazioni sempre più complesse, oppure era stata fatta una stima troppo al ribasso rispetto alle effettive esigenze da parte dell'amministrazione comunale.
È da registrare che nonostante questo blocco iniziale, nel mese di settembre, i casi più urgenti di tutela hanno comunque costretto il Comune a riprendere i servizi: solo 35 famiglie (su 90) sono però tornate ad essere destinatarie di interventi.
 
Ma per il sostegno ai ragazzi in difficoltà che frequentano le scuole elementari e medie va anche peggio: lo scorso anno scolastico erano attivi 20 gruppi doposcuola con 169 ragazzi iscritti e partecipanti. Oggi è ancora tutto bloccato, come è tutto fermo nelle 8 scuole medie della città dove due educatori promuovevano l'inserimento dei ragazzi in attività sportive pomeridiane come forma di prevenzione primaria al quale hanno affluito, sempre lo scorso anno scolastico, 150 ragazzi.
 
Come segnalano i dati sanitari, le situazioni familiari problematiche che includono i minori, sono peggiorate: mamme psichiatriche, bambini iperattivi, adolescenti scalmanati o depressi in parte fuoriusciti dai percorsi scolastici, disabilità in famiglia, difficoltà socio-economico-culturali e via dicendo rischiano di rimanere inascoltati.
 
Il rischio è grande: situazioni famigliari critiche, se non seguite, possono esplodere portando a quei casi di cronaca che sono solo la punta dell'iceberg di tragedie familiari quotidiane ben più complesse che costringono il comune al dramma dell'allontanamento del minore dai genitori e all'inserimento in comunità. Anche solo guardando l'aspetto economico questi provvedimenticon carattere d'urgenza costano alla collettività dieci volte rispetto al lavoro di un educatore professionale che interviene nelle situazioni di disagio per 4 ore settimanali nelle case delle famiglie in difficoltà.
 
Un ragionamento simile può essere fatto per i minori stranieri che arrivano a Padova senza genitori: il comune ha deciso di fare il minimo di quanto la legge prevede rispetto agli anni scorsi, garantendo loro solo regolarizzazione giuridica e mantenimento presso famiglie affidatarie, abbandonando così ogni obiettivo educativo. Questa modalità non potrà che produrre adolescenti e poi adulti non integrati, gli stessi per i quali poi si grida all'emergenza.
 
Una riduzione della spesa fatta senza conoscere caso per caso alla fine genera e moltiplica i problemi invece che risolverli, creando un costo sociale maggiore del risparmio ottenuto e il un completo disconoscimento del lavoro sociale sinora svolto anche in condizioni difficili.
 
Chi ha operato tali scelte era effettivamente a conoscenza delle ripercussioni che avrebbero avuto? E al di là dei minori cosa è successo alle altre aree del sociale?
Nessuno desidera difendere un posto di lavoro a priori ma sono certo che coinvolgendo gli operatori sociali sia pubblici che privati si sarebbe potuto - e si potrebbe ancora - tentare di rendere la macchina dei servizi più efficace ed efficiente senza complicare ulteriormente situazioni già delicate ed anzi preparandola a rispondere meglio alle nuove emergenze, tenendo conto del contesto di crisi permanente nel quale viviamo.
 
Alessandro Balzan, educatore professionale
 
alba
In questi mesi stiamo imparando a conoscere il metodo di governo (o di non governo) della giunta Bitonci. Un metodo che si fonda sul cavalcare le paure, lanciare slogan e crociate, tagliare servizi alla cittadinanza e soprattutto non affrontare realmente i problemi. Oltre a questo il nuovo sindaco si sta caratterizzando per un attacco sia diretto, tramite proclami e ordinanze, che indiretto, tramite tagli alla spesa per il sociale e l'istruzione ad esempio, alle fasce più deboli della popolazione. Chi ha subito gli effetti della crisi, chi ha difficoltà ad arrivare a fine mese, chi vive situazioni di disagio economico e sociale non trova posto nell'utopia leghista di una città da esposizione con le strade pulite ma senza persone a percorrerle.
 
INDIGNARSI SERVE MA NON BASTA
Questi primi mesi hanno visto per fortuna anche una pronta reazione della città, soprattutto tra le fasce di popolazione più giovani, quelle probabilmente abituate a guardare alle metropoli europee multietniche come esempio da imitare piuttosto che al paesotto di provincia veneto o ad un non bene precisato "modello svizzera" che poco ha a che fare con le politiche elvetiche in campo ambientalista e molto con un mito xenofobo che ricorda più fantasmi del passato che orizzonti futuri. Abbiamo assistito alle proteste contro l'ordinanza anti degrado, ai fischi della Piazza di Don Albino all'assessore Brunetti e alla presa di posizione del Vescovo, alla mobilitazione per difendere il Radar Festival e contro le affermazioni sui mendicanti di Bitonci. Ci auguriamo che questa vivacità politica e sociale permanga anche nei prossimi anni perché è importante che la città si rifiuti di farsi trascinare nel baratro in cui vuole portarla Bitonci e reagisca sempre in modo straordinario ad esternazioni e provvedimenti che non sono e non dovranno mai essere percepiti come normali. Tuttavia tutto ciò non basta e non basterà a scongiurare tra cinque anni la riconferma di Massimo Bitonci a sindaco di Padova o l'ennesima scelta di un candidato "meno peggio" che poi inseguirà la destra nelle sue politiche condannando Padova ancora una volta all'immobilità.
 
LE MACERIE SU CUI HA SEMINATO BITONCI
Come abbiamo già detto in passato la vittoria e le conseguenti azioni di Bitonci hanno trovato e trovano tutt'ora un terreno fertile su cui crescere. Sarebbe un errore imperdonabile pensare che scendere in piazza e dare dei trogloditi ai leghisti sia sufficiente a scongiurare un riconferma del leghista di Cittadella. Non è un caso che il suo rivale al ballottaggio Ivo Rossi, che per senso di estrema responsabilità la stessa Padova2020 ha appoggiato, si trovi d'accordo con molte delle ordinanze del neosindaco. Anzi, se non fosse per lo stop al nuovo ospedale si farebbe fatica a capire dove l'ex Sindaco reggente dissenta dal modo di amministrare del suo successore. Ma qui sta il punto. Né Ivo Rossi né Flavio Zanonato dissentono radicalmente dall'idea di città di Massimo Bitonci. Certo rispetto a lui sono dei moderati, non usano certi toni e certamente sono delle persone di maggior buonsenso ed educazione democratica ma l'idea di governo e del futuro di Padova non è poi così differente. Per questo l'amministrazione della città degli ultimi cinque anni vista oggi sembra quasi essere stata un propedeutico all'amministrazione leghista. D'altronde l'assioma dal quale il duo Zanonato-Rossi ha governato la città è quello secondo cui Padova sarebbe sostanzialmente una città di destra e che quindi per consolidare il consenso andavano favorite in una certa misura politiche di destra. Il risultato di dieci anni di amministrazione di questo tipo sono le macerie su cui Massimo Bitonci ha avuto facile gioco nel costruire paure e spettri che l'hanno portato a vincere le elezioni. Una città con periferie abbandonate a se stesse, in cui la socialità è repressa, gli studenti poco e male integrati, gli immigrati "tollerati" e l'innovazione mal vista quando non passa per le mani degli amici, è il terreno più fertile per il diffondersi del più becero populismo.
 
COSTRUIRE LA NUOVA PADOVA DAL BASSO
Spesso si è detto nei dibattiti pubblici o negli articoli di giornale che Padova possiede un vivace tessuto culturale e associativo e che quindi avrebbe rigettato un personaggio come Bitonci. Ebbene nonostante in molti buttassero acqua sul fuoco questo meccanismo di autodifesa non si è attivato, o meglio si è attivato ma non è bastato ad arginare un'onda che ha travolto tutto e tutti e ha spazzato via un intero sistema di relazioni tra politica e società costruito negli anni. Oggi ci troviamo di fronte ad un anno zero per la nostra città. I vecchi riferimenti politici e istituzionali sono saltati e la nuova amministrazione non sembra voler interloquire con le forze sociali della nostra città, salvo poi mettere in piedi un ridicolo tour confessionale in cui si può parlare col primo cittadino solo per 3 minuti (ma non di politica!). Questa drammatica situazione è anche un'eccezionale occasione di ripartenza, di ricostruzione e di immaginazione di un altro futuro per Padova. Per questo va costruito un nuovo sistema sociale, di welfare e di innovazione dal basso coinvolgendo tutte quelle realtà sociali ed economiche che ora si vedono messe alla porta da Bitonci. Va fatta in due parole opposizione sociale nel senso più alto di questo termine facendo crescere progetti, attivando buone pratiche, costruendo nuove forme di socialità e di conflitto che vadano a riempire giorno dopo giorno il vuoto lasciato dai nostri amministratori e che riempiano di significato il termine nuova politica. Padova2020 sarà lo strumento a disposizione dei cittadini per riprendere il controllo della loro città, da una parte continuando a rimanere aperta alla partecipazione di chi voglia dare il suo contributo e dall'altra iniziando a fare progetti per cambiare il volto della nostra città da subito e dal basso.
Per questo ci serve l'aiuto di tutti coloro i quali oggi giustamente si indignano e rivendicano un'altra idea di città. A tutti loro diciamo: è arrivato il momento di trasformare la rabbia in cambiamento. Il nostro futuro è davanti a noi, basta tirarsi su le maniche e costruirlo.
 
Nicola Rampazzo
Portavoce di Padova2020
padova2020-ronchitelli
 
Di seguito il testo della relazione di Remo Ronchitelli sull'esperienza di Padova2020, tenuta Mestre in Piazza Ferretto 21 settembre 2014, nell'ambito della presentazione dello stato dell'arte dei progetti delle reti di economia solidale: "Dalle istituzioni e ritorno - Le buone pratiche fanno rete e si confrontano con le istituzioni".

L'esperienza di Padova 2020

 
Sono d'accordo con l'assessore alla cultura di Roncade, Chiara Tullio, che nel precedente intervento sui Festival dei Luoghi e delle Emozioni, proponeva di sostituire a "rete" il concetto di "sistema", e di vedere lo sviluppo di "processi" all'interno di dinamiche di "partecipazione" dove "l'impertinenza" e la spontaneità aiutano a rompere i compartimenti stagni che bloccano ogni progresso.
 
Le fasi di sviluppo del "sistema sociale" Padova2020, sono quattro: 
 
A) il progetto iniziale di un nucleo di persone che ha lasciato il suo imprinting nella eredità genetica del sistema, 
B) la costruzione collettiva partecipata del programma politico amministrativo di Padova2020
C) la lotta politica, la partecipazione alle primarie del PD, le elezioni comunali a Padova, la trattativa con il centrosinistra, le Assemblee
D) la costruzione collettiva del Movimento Padova2020 (oggi allo stato nascente) che sostituisce il precedente Comitato Elettorale
 
A) Le persone del nucleo iniziale, tra cui Francesco Fiore (ingegnere chimico, manager di una azienda green economy, candidato sindaco), esponenti della finanza etica ed altri, puntavano ad un obiettivo prettamente ecologista, basato sulla conversione ecologica dell'economia e su uno sviluppo economico culturale "locale". Questo comportava l'uscita dalle paludi politico-filosofiche post-moderne, l'unificazione del "sistema" politico e del "sistema" economico, l'emergenza di un interessante progetto unitario basato sulla democrazia partecipata, su una green economy reale, sulla riconversione di parte delle notevoli disponibilità finanziarie locali padovane in uno sviluppo qualitativo dello stile di vita di cui tutti potessero godere oltre agli stessi investitori, su una politica di rilancio locale anche manifatturiero basato sul "made in Padova" e su un marketing di qualità equo-eco-sostenibile autocertificato, sulla costituzione di un polo di eccellenza delle varie tecnologie verdi. Sulla questione locale-globale va detto che ci sono molte semplificazioni sulla "globalizzazione", diventata un facile stereotipo. Esistono varie globalizzazioni, vari "sistemi" di globalizzazione, con profonde fratture tra di loro ed al loro interno. Esistono globalizzazioni economiche, politico-militari, culturali, distinte, ciascuna a sua volta suddivisa in sistemi specifici. E' in questo quadro complesso, differenziato, variegato, che si può inserire un sistema economico-politico "locale" come quello proposto da Padova2020. 
 
B) La progettazione collettiva del programma politico economico culturale di Padova2020, ritagliato sulle esigenze specifiche di una città media come Padova e del suo contesto, è diventata il punto di forza che ha agito all'interno di Padova2020 come amalgama comunitario-identitario, ed all'esterno come forza politico propositiva. Soprattutto nei confronti del PD nella fase difficile della trattativa sul programma e sulla possibile costituzione di una lista civica unitaria. In questa occasione si confrontavano le 100 teste pensanti di Padova2020 con le poche (dita di una mano) del PD. Il programma in sè, poi, evolveva in modo naturale in un processo di costruzione di alternative concrete sui temi inerenti la gestione della città (Nuovo Ospedale, Municipalizzate, Urbanistica, Cultura e Turismo, Bilancio).
 
C) La partecipazione alle primarie e la conseguente trattativa sul programma vedevano Padova2020 percorrere un percorso sinuoso a zig-zag all'interno dell'area di centro-sinistra (alleanza, polemica, rottura, alleanza, elezioni, rottura). In questo percorso ed al centro di grandi tensioni politiche e comunicative, Padova2020 manteneva la sua unità, al contrario del Pd, nonostante il concomitante passaggio, rapido e incontrastato, dalla segreteria Bersani alla segreteria Renzi. L'unità espressa nella costruzione partecipata del programma elettorale, nelle assemblee che hanno scandito i punti di passaggio politici più difficili, l'efficienza comunicativa nel dialogo con la cittadinanza, portavano ad un risultato elettorale che raccoglieva 11.004 voti, terza forza politica padovana dopo il PD e la lista civica Bitonci Sindaco, davanti sia a Forza Italia che al M5S che raccoglieva 9.590 voti.
 
D) Questo successo rendeva naturale il passaggio di Padova2020 a forza politica organizzata su "funzioni", integrate da un coordinamento politico che comprende i Gruppi Territoriali, che entrano nella vita dei quartieri e delle esigenze quotidiane dei padovani, ed i Gruppi Tematici che studiano i problemi e le alternative aderenti alle gestione municipale. 
 
Remo Ronchitelli

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