tessera 2020


Il futuro che vorremmo ha molti nemici, ma alcuni li possiamo sconfiggere: il nostro disincanto e fatalismo, la nostra sfiducia e rassegnazione.
Gandhi diceva "Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". Una ricetta che portò ad una grande stagione di lotte collettive di emancipazione, con la conquista di diritti fondamentali, attraverso la forza della partecipazione popolare e della non violenza.
Sembra passata un'era geologica da quegli anni, ma non è così. Il confronto tra ieri e oggi è impietoso anche per la barbarie avvenuta in Italia negli ultimi venti anni, segnati da incultura, deriva antidemocratica e bombardamento mediatico. Un mix letale che ci ha abituato all'idea che il nostro ruolo di cittadini deve essere limitato a quello di spettatori e consumatori. Il risultato di questa visione del mondo è che i partiti oggi sono agonizzanti, alle elezioni votano sempre meno elettori, la dimensione civica è rattrappita in un grumo di diffidenza e individualismo.
Padova2020 è nata come reazione a questa dinamica perversa, e si è messa a nuotare controcorrente, come i salmoni che per istinto sanno dov'è il luogo adatto alla riproduzione, alla vita, e là si spingono con sicurezza, anche se costa fatica. Partendo dalla consapevolezza che il mondo è cambiato e che bisogna perseguire un modello di sviluppo alternativo a quello che non funziona più, Padova2020 va nella direzione già indicata dalle tante buone pratiche che in Italia e nel mondo stanno dimostrando di funzionare. Le ha studiate, elaborate e recepite nel proprio programma. Questo è l'obiettivo di chi fa politica in Padova2020: realizzare queste proposte, far germogliare questi nuovi semi.
Padova2020 è l'idea che si può e si deve innaffiare la piantina, piuttosto che lamentarsi della siccità, o del vento, o dei parassiti (magari in doppiopetto). È il gusto di provare a riappropriarsi del bene comune. È il metodo della partecipazione democratica, della trasparenza, del buon senso.
Sostenere Padova2020 è credere che tutto questo sia possibile. Senza effetti speciali. Senza capitali di dubbia provenienza.Con il potere della determinazione e la tenacia dei salmoni.
Piantiamola di lamentarci e basta! Piantiamo qualcosa di buono.
 
 

biciclettata

Alcune realtà di quartiere e cittadine, tra cui il gruppo Territoriale Nord di Padova2020, hanno ritenuto utile promuovere due iniziative per la giornata di sabato 22 novembre perchè ritengono fondamentale un futuro per Padova più sostenibile dal punto di vista sociale ed ambientale.

Di seguito il loro breve "manifesto":

Dalle 15:00 alle 16:00 svolgeremo una biciclettata intorno alla grande rotatoria di Pontevigodarzere (area ex SAIMP). Serve un cambiamento in città nella gestione del traffico e dell'inquinamento. Riteniamo che la rotatoria, spesso congestionata da auto, sia l’esempio negativo di come non dovrebbe essere la mobilità cittadina: la scarsa qualità del trasporto pubblico locale (e la sua scarsa integrazione con gli altri servizi di trasporto pubblico extraurbani) porta ad un utilizzo eccessivo dell’auto privata, causa problemi di inquinamento (ci fa perdere in salute) e di congestione (ci fa perdere tempo). Sulla rotonda insistono anche due grandi opere: l'autostrada e la tangenziale nord. Non pensiamo che tutto debba essere stravolto, ma riteniamo che (in questo caso nella viabilità, ma in generale anche nel consumo del territorio) spesso la pianificazione di Padova non abbia tenuto conto della volontà e dei bisogni dei cittadini. A livello simbolico vogliamo invertire questa tendenza proponendo la piantumazione all’interno della rotatoria di un boschetto mangia smog per diminuire l’inquinamento dalle polveri sottili nella zona. In questa direzione si era mosso nel 2012 il comitato Anima Critica aveva ottenuto dal Comune la messa a bilancio di 56000 euro per la piantumazione del boschetto e aveva anche ottenuto da parte del supermercato Despar la disponibilità a dare un contributo economico per coprire parte delle spese. Ora quei soldi e quel progetto sembrano perduti. Non vogliamo che sia così e vogliamo rilanciare il progetto. In un periodo di crisi si potrebbe rivedere i costi un po' al ribasso, coinvolgendo nella sua realizzazione la cittadinanza: ci piacerebbe che a sostenere il settore verde dell'amministrazione ci fosse un gruppo di volontari, tra cui studenti di agraria, studenti e pensionati del quartiere, che potrebbero dare una mano alla piantumazione e poi alla successiva manutenzione del boschetto.

Dalle 16:30 alle 18:00 ci sposteremo in Piazza Azzurri d’Italia per un momento conviviale grazie alla collaborazione di AgriBioRiviera che gestisce l’ortofrutta e da cui sarà possibile acquistare a prezzi popolari castagne arroste, un bicchiere di vino o un infuso caldo al bergamotto. L’incontro è aperto a tutta la cittadinanza e si propone di coinvolgere associazioni, comitati, cittadini e comunità straniere. Durante questo momento ci saranno anche gli interventi di don Albino Bizzotto di Francesco Fiore. Vogliamo riflettere su tematiche internazionali e locali. In un mondo in cui le nazioni non trovano i soldi per migliorare la vita di chi vive sotto la soglia della povertà, le spese per gli armamenti militari sempre più sofisticati continuano ad aumentare così come le vittime civili delle tante guerre (note e dimenticate). Ma noi riteniamo che dobbiamo imparare a costruire la Pace a partire dalla nostra realtà cittadina, sapendo che non è possibile immaginare di ritornare al mondo di 20-30 anni fa. Pensiamo che l’interculturalità possa essere una risorsa per il nostro Paese e in questo senso siamo convinti che il sistema migliore per combattere il degrado non è quello di fare dichiarazioni roboanti o ordinanze, ma quello di aumentare la conoscenza reciproca e creare le occasioni di incontro fra i cittadini italiani e stranieri. E per questo riteniamo che creare momenti di convivialità per la cittadinanza, come mangiare castagne con un bicchiere di vino o un infuso caldo come faremo sabato, sia un ottimo punto di partenza. E per chi viene dalla biciclettata anche un ottimo modo per riprendere fiato ed energie.

Gruppo Territoriale Nord Padova2020

plenaria2020

RI - GENERIAMO PADOVA !

Venerdì 21 novembre alle ore 21:00 in Sala Anziani a Palazzo Moroni.
 
Padova ha bisogno di una prospettiva nuova, di una proposta politica partecipata e aperta a cittadini e associazioni, di un progetto concreto che dia speranza a tutti noi.
Padova2020 riparte da qui, da noi, anche da tutti voi.
Illustreremo il nuovo progetto di accoglimento e valorizzazione delle istanze cittadine, con i nostri gruppi tematici e territoriali. I nostri uditori e i consiglieri comunali Francesco Fiore e Beatrice Dalla Barba commenteranno i primi sei mesi di attività consiliare.
Vi aspettiamo!
 

your way copia

Pubblichiamo sul nostro blog una riflessione di Remo Ronchitelli scaturita dalla lettura di un recente articolo del politologo Renzo Guolo, pubblicato sul Mattino di Padova dello scorso 23 ottobre (link all'articolo originale).

Renzo Guolo è ricercatore a Padova e tiene un corso di "sociologia dei partiti". Il suo articolo sul Pdr (Partito democratico di Renzi), al di là della facilità di lettura e della sua brevità, nasconde analisi approfondite.

Burocrazia, oligarchia, leader carismatico, forma-partito, sono categorie della sociologia. Merita di essere letto nella sua integrità e soprattutto di essere preso come punto di partenza per nuovi ragionamenti "politici". Tento di riassumerne le tesi centrali, che sono in sostanza due: 1) "L’assenza di una seria alternativa politica" da parte del PD attuale e della "classe dirigente di matrice post-comunista, perennemente in ritardo sui tempi e mai capace di un riformismo radicale", e 2) "un catch all party", un partito pigliatutti, capace di mietere consenso in ceti sociali assai diversi. Il cui motore sia, come si esige nel tempo della democrazia del pubblico, il leader e la fiducia che l’elettorato nutre in lui. Da questo punto di vista, Renzi rappresenta la naturale continuità di quel fenomeno della personalizzazione della politica che, partendo da Berlusconi e passando per Grillo, caratterizza il panorama italiano da almeno due decenni".

La conclusione è netta: "Renzi ha il vantaggio di teorizzare un modello di partito favorito dalle dinamiche sociali e politiche del tempo, la sua opposizione no. Per questo chi vorrebbe un altro modello di partito, e un altro leader, è consapevole, sebbene non lo ammetta pubblicamente, che un simile esito dipende oggi dal fallimento dell’esperienza renziana o dalla nascita di una nuova forza politica. Alternativa comunque gravida di implicazioni non semplici da affrontare".

Il lettore si trova spiazzato davanti a questa "empasse". Ma la semplice operazione logica di collegare due problemi, fornisce la soluzione: l'assenza di una seria alternativa politica, e aggiungo, economica e culturale tout court, è l'altra faccia della medaglia (o uno dei due lati di una realtà simmetrica) della "spettacolarizzazione" mediatica della politica. Realtà sulla quale tutti concordano, chi parla del "teatrino della politica" come Berlusconi, proprietario di Mediaset, chi rottama le vecchie burocrazie alleandosi con tutte le burocrazie conosciute (di destra, di centro, internazionali, economiche, politiche, culturali), chi nasce nello spettacolo come Grillo (e nello spettacolo si potrebbe non morire mai, perchè è concesso rappresentare sè stessi, come fa anche Berlusconi).

Dicendola in parole di un italiano "volgare": chi non ha niente da vendere fa il "piazzista" di merci inesistenti. Sulla maturità delle "masse", sono tutti d'accordo, masse comprese: gli italiani si meritano quanto loro stessi approvano o consentono. Ad essere più "comprensivi" si potrebbe aggiungere l'ipotesi che si cerca sempre il male peggiore, o ci si illude che il nuovo arrivato sia migliore del vecchio, o semplicemente che non ci sono alternative (vedi punto 1). Allora il discorso, in termini pratici si riduce subito a cercare nuove alternative, anche a costo di percorrere la difficile via di quelle che R.Guolo chiama "riforme radicali". Tanto più che i vari "leader" per quanto di successo, belli, giovani, ricchi, simpatici, accattivanti, intelligenti, maledettamente "comunicativi", hanno le loro difficoltà. Uno stava per mandare il paese in default, l'altro a Bruxelles si allea con personaggi molto discutibili e gestisce in modo patriarcale con Casaleggio un "non-partito". Renzi, bontà sua, è riuscito a svegliare milioni di iscritti alla CGIL, decine di migliaia di comitatini ambientalisti, pensionati, comitatoni come Greenpeace, l'intelligentzia di sinistra, i movimenti per i diritti civili, una parte dell'imprenditoria, i sindaci, i presidenti di provincia, i governatori delle regioni. Diciamo che forse ha "comunicato" fin troppo. Questo significa che se non si ha una alternativa politica, economica, culturale, si ha il fiato corto, cortissimo.

Ogni mattina verso le 8, centinaia, migliaia di persone affollano il sottopasso della Stazione Ferroviaria di Padova. Una folla variegata composta da studenti, pendolari e passeggeri dei treni locali e regionali passano di fretta immersi nei loro pensieri lungo quel corridoio angusto e stretto che collega Via Avanzo con il cuore pulsante della Stazione.
Non hanno certo tempo e voglia di accorgersi e meditare sulla realtà dei mendicanti seduti per terra che chiedono l'elemosina rischiando di essere pestati e travolti dalla massa di gente che incede stretta sui fianchi...un fiume in piena di persone che forse si accorge a malapena di quell'omino seduto sul freddo pavimento con la testa appoggiata alla parete ed il berretto calato a terra per raccogliere oboli che faticano ad arrivare.

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Sono le "NUOVE POVERTA'' del nostro tempo,poveracci e senza fissa dimora che cercano di raccogliere quotidianamente i pochi spiccioli che servono per poter sopravvivere a malapena. Si spostano da una parte all'altra della città e della provincia, rincorsi da Ordinanze anti-degrado e anti-accattonaggio, che probabilmente non fanno altro che spostare i problemi tirandoli di quà e di là come una gomma da masticare...che con ogni sforzo continua rimanere attaccata alle suole delle scarpe della realtà, ed anche delle nostre coscienze di esseri umani.

Forse cacciati dall'incrocio alla Stanga...li ritroviamo giorni dopo magari in Stazione o da qualche altra parte.

Certo è difficile sapere chi siano realmente queste persone e da dove veramente arrivino. Impossibile stabilire per tutti con assoluta certezza le vere storie di umanità, spesso tradita dalle circostanze, i luoghi ed i personaggi che hanno reso possibile la loro miseria. In qualche misura è doveroso intervenire con norme che devono mirare anzitutto a tutelare la dignità umana di chi stà vivendo un duro momento di sconforto e difficoltà.

Ma è altrettanto vero che non è possibile eliminare le NUOVE POVERTA' o la MISERIA per Decreto, con ORDINANZE specifiche. Servono anche quelle giuste riflessioni che possono coniugare l'umanità del vivere nei luoghi urbani, con un normale e giusto controllo dei fenomeni di emarginazione sociale. Incentivare politiche che tengano conto, quindi, anche e soprattutto dell'aspetto non indifferente della dignità umana. 

A cura dell'associazione Anima Critica 

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