Un quadro a tinte fosche quello che emerge dal ritratto che ne fa Roberto Di Caro sul settimanale L’Espresso del 12 febbraio 2015 dal titolo “Salvate Padova”.

Continui blitz in zona stazione, “guerra” agli studenti che “invadono” il centro ogni mercoledì notte,  periferie alla mercé di furti e degrado, cucine popolari prese d’assalto da vecchie e nuove povertà, immigrati, clandestini, zingari...

“Quale malessere sfilaccia la città del Santo e del Petrarca, di Freda e Ventura e di Toni Negri?” si domanda il giornalista, affiancando nomi che simboleggiano momenti e anime diverse della città.

E’ un malessere, rispondiamo noi, che è iniziato a serpeggiare prima di tutto a causa della crisi economica, 6/7 anni fa. Quando hanno cominciato a chiudere le aziende: ricordiamo i numerosi suicidi di imprenditori per la “vergogna” di non riuscire più a pagare gli stipendi. Quando i padovani, molti dei quali giovani, hanno cominciato ad emigrare: negli ultimi anni, Padova ha subìto una costante emorragia di residenti che hanno deciso di espatriare: 8.700 nel 2011, 12.400 nel 2012; quasi 20.000 a fine 2013 (dati dell’Ufficio di Stato Civile del Comune di Padova). Vedi al link  -proposte-concrete-contro-la-fuga-dei-giovani-all’estero).

Su questo malessere si è innestata, recentemente, l’ondata migratoria dovuta ai focolai di guerra che si sono moltiplicati nelle aree del mediterraneo, in aggiunta ai fenomeni demografici che caratterizzano le dinamiche nord/sud del mondo. In queste acque agitate basterà tendere cordoni di sicurezza, circondarsi di recinti per sentirsi al sicuro?

Noi diciamo che la mancanza di sicurezza è uno dei segnali più evidenti di una società disgregata e non più coesa. E’ la conseguenza di molte scelte in tanti ambiti diversi, per questo la nostra proposta per Padova mette al centro l’urgenza di avviare una transizione verso un nuovo modello di sviluppo, in cui il benessere delle persone deriva da nuovi modi di fare economia e nuovi modi di fare comunità.

In tema di sicurezza, le roboanti iniziative della nuova amministrazione comunale di Padova, a guida leghista, finora non pare abbiano dato i risultati promessi. Per di più, una delle principali “armi” per intensificare il controllo del territorio, il nuovo regolamento organizzativo della Polizia Municipale, sta creando più di qualche grattacapo all’assessore alla sicurezza Maurizio Saia, che puntava proprio su questo come “primo deterrente” alla dilagante criminalità in centro e nei quartieri. “I vigili di Padova - il Comando conta 248 persone - bocciano il nuovo regolamento organizzativo della Polizia municipale voluto dal comandante Antonio Paolocci, dall'assessore alla Sicurezza Maurizio Saia e dal sindaco Massimo Bitonci”. (Il Mattino di Padova, 5 febbraio 2015)

Per le situazioni di emergenza abbiamo le nostre proposte, naturalmente, ma non dimentichiamo che la legalità è un valore per tutti, e la strada per difendere e diffondere la cultura della legalità e del rispetto reciproco non è fatta di proclami e di steccati, ma di iniziative condivise e di proposte costruttive, prima fra tutte il coinvolgimento delle stesse comunità di cittadini stranieri (circa il 15% della popolazione padovana, dati 2013).

Nessuno si salva da solo.

 
Auto

“L’annuncio della reintroduzione del doppio senso di marcia in via Cavazzana da parte dell’assessore  comunale alla Mobilità, Stefano Grigoletto – osserva Nicola Rampazzo, portavoce di Padova 2020 – si aggiunge a quelle già adottate o promesse in via Ognissanti e in via Beato Pellegrino, senza dimenticare lo spegnimento anticipato del varco Ztl tra riviera Mussato e via Tadi, l’apertura altrettanto anticipata della sbarra tra via del Santo e via Stampa, la cancellazione di un tratto della corsia riservata a tram e autobus in corso Vittorio Emanuele e la riapertura al traffico privato di piazzale Stazione. Siamo di fronte ad una serie di provvedimenti sbagliati e, purtroppo, ispirati da una filosofia retrograda, cioè quella di permettere alle macchine di circolare sempre e dovunque, penalizzando così il trasporto pubblico e la mobilità ciclabile. Padova, insomma, sta tornando indietro, mentre tutte le altre città, d’Italia e d’Europa, stanno andando in tutt’altra direzione, limitando sempre di più l’accesso delle auto sia all’interno dei centri storici che nelle zone immediatamente limitrofe”.

Ad esempio, alcune città come Madrid, Parigi, Chengdou, Amburgo, Helsinkj, Copenhagen e Milano (dove l'introduzione dell'ecopass sta cominciando a dare i suoi frutti) stanno lentamente comprendendo che l'automobile non ha molto senso in un contesto urbano. Non solo per lo smog ed il traffico: in una città, le automobili non sono il modo più conveniente per muoversi. (Leggi qui per approfondire)

Amburgo, in particolare, mira al modello Copenaghen per rafforzarsi come città verde e sempre più a misura d’uomo. Circa il 40% della superficie di Amburgo, la seconda città più grande della Germania, è costituito infatti da aree verdi e la città ha deciso di unire insieme via pedonali e piste ciclabili, attraverso il progetto Grünes Netz (in tedesco), Green Network Plan (in inglese), che mira a eliminare, nel corso dei prossimi 20 anni, la necessità di prendere le automobili per spostarsi in città.

A Padova invece si va nella direzione opposta!

Asilonidovuoto

Provvedimento inutilmente odioso, Assessore Alessandra Brunetti (Politiche abitative, Edilizia residenziale e Peep, Edilizia scolastica e Politiche scolastiche ed educative, Sociale, Integrazione e convivenza; rapporti con il mondo religioso), e fatto solo per propaganda.

In ossequio alle esigenze di visibilità 'nazionale' di Bitonci non ci si ferma nemmeno davanti alla discriminazione su bambini da 0-3 anni.

Padova è una città vecchia e che si sta svuotando, e invece di fare politiche che incoraggino la città a ripopolarsi si fanno provvedimenti che scoraggiano l'insediamento di nuove coppie, tra l'altro quelle più 'preziose': quelle con figli.

Per assurdo, poi, se si introduce il criterio di anzianità per accedere ai servizi comunali, allora bisognerebbe introdurre lo stesso criterio anche per le tasse con cui questi servizi vengono pagati. Vivi da più tempo a Padova? Il Comune ti da accesso prioritario ai servizi, ma li paghi con le tue tasse, non con le tasse dei nuovi arrivati che hanno sui servizi un accesso più difficile! Siamo davvero all’assurdo.

Ecco i fatti:

1) A Padova ci sono più di 170 posti vuoti negli asili nido, non c'è un problema (come nelle case popolari) di liste di attesa. Anzi c'è il problema opposto! I posti sono vuoti perché, a causa della crisi, mamme e/o papà sono a casa, o con lavori precari,  e si tende quindi a risparmiare. Ma gli asili da riscaldare e le maestre da pagare rimangono.

2) Posti vuoti=maggiori costi per le famiglie e per il Comune perché le spese fisse sono 'ripartite' su meno bambini.

3) Un assessore responsabile, che pensasse al bene dei padovani e non alle 'menate' politiche, dovrebbe LAVORARE PER RIEMPIRLI gli asili nido, e non sfavorire l'accesso. Se l'assessore Brunetti nel 2015 riuscirà a riempire i 170 posti vuoti io sarò il primo a complimentarmi. Cosa intende fare per questo? E’ una domanda che porrò nel prossimo consiglio comunale e riferirò le risposte.

4) Applicare un criterio di residenza che arriva fino a 20 anni su bambini che ne hanno al massimo 3 si commenta da solo. Nella nostra città perfino le persone nate qui vengono discriminate rispetto ai loro coetanei per situazione che derivano dai loro genitori! Questo è un altro record di disumanità di questa Giunta.

5) Sfavoriti da questi punteggi sarebbero le coppie giovani di studenti universitari che scelgono di rimanere a Padova e portare la residenza qui: in un momento di fuga di cervelli sono queste le politiche che mettiamo in campo per 'tenerci i migliori', o attrarre nuovi nuclei familiari? discriminandoli sui figli?

6) Sfavoriti da questi punteggi sono anche i padovani nati a Padova, andati via per qualche anno e poi tornati (per esempio io stesso non avrei punteggio, nonostante sia nato e vissuto a Padova per 30 anni). Anche in questo caso una politica che quindi sfavorisce il 'ritorno di cervelli'.

7) Col criterio della residenza vengono colpite anche le coppie di ex residenti a Padova che ora, magari per motivi economici dovuti al costo delle abitazioni, vivono nei comuni limitrofi ma lavorano a Padova, hanno i genitori (nonni dei bambini) a Padova, insomma sono padovani in tutto e per tutto. Ma il criterio della residenza li sfavorisce e si lascia così che gli asili nido padovani si svuotino con grave danno economico per chi ancora i figli al nido riesce a mandarli.

8) Se si vuole che i residenti più antichi abbiano più servizi a discapito dei nuovi residenti allora i nuovi residenti dovrebbero quantomeno pagare meno tasse, visto che i servizi sono pagati con le tasse di tutti, indistintamente dalla residenza di anzianità.

Caro Assessore Brunetti, invece di occuparsi di provvedimenti demagogici, inutili e odiosi, se non controproducenti in quanto rendono Padova una città poco adatta a metter su famiglia, ci dica come intende riempire gli asili e come intende così rendere il servizio più efficiente per chi abita, lavora e paga le tasse a Padova, indipendentemente dalla residenza!

Fiorelinea16aps
Francesco Fiore: "Busitalia detta già legge negli appalti del trasporto pubblico padovano", come dimostra la recente vicenda dell'appalto della linea 16 alla ditta Trotta Bus Service di Roma. 
"Come Padova 2020 temiamo che questo sarà solo il primo episodio di una lunga serie, con il quale i soldi dei padovani finiranno sempre più fuori dalla città, nelle tasche di aziende che saranno di fatto decise da Busitalia con logiche nazionali e che niente avranno a che fare (legittimamente da parte di Busitalia, la responsabilità invece è tutta politica delle forze a destra e a sinistra che hanno voluto questa fusione) con l’interesse dei cittadini padovani e dell’economia padovana."
(Nella sezione Press, il comunicato stampa integrale).

 

donazzan
Siamo una lista civica e tendiamo a occuparci soltanto di quanto si può fare a livello comunale per migliorare la condizioni di tutti coloro che vivono a Padova. Tuttavia ci sono dei casi in cui non è possibile essere timidi e non esporsi per denunciare con forza atti che non sono altro che xenofobi e contrari alla civile convivenza.
L'assessore alla pubblica istruzione della Regione Veneto Elena Donazzan, in seguito al terribile attentato di Parigi alla redazione del giornale Charlie Hebdo, ha inviato una circolare in tutte le scuole della regione chiedendo ai genitori dei bambini musulmani di dissociarsi pubblicamente di quanto accaduto, sostenendo poi che "Se non possiamo dire che tutti i musulmani sono terroristi, possiamo però affermare che tutti i terroristi sono musulmani", ignorando completamente che oggi il 78% degli attentati in Europa viene compiuto per mano di fazioni di separatisti, opportunamente dimenticando poi che la regione Veneto ha dato i natali a personaggi del calibro di Delfo Zorzi, Franco Freda e Giovanni Ventura che in nome della croce celtica che l'assessore Donazzan portava al collo qualche vittima sulla coscienza ce l'hanno.
In un'intervista di ieri Elena Donazzan inoltre dichiarava che non le interessava se le comunità islamiche d'Italia avevano all'unanimità condannato il gesto, perché questo gesto è avvenuto "Davanti alle telecamere. Ma loro sermoni sono in arabo e quindi non possiamo sapere quali teorie diffondano realmente durante la preghiera " (Corriere del Veneto 13/1/2014)
 
Chiedere che soltanto perché fedeli di una religione dei genitori e dei bambini debbano prendere le distanze davanti a tutta una classe di un attentato compiuto da degli omicidi è folle. Educativamente cosa può pensare un bambino a cui viene fatta questa richiesta? E i suoi compagni di classe cosa penseranno? La scuola non dovrebbe essere un luogo in cui si insegna a persone diverse la convivenza? Non è folle instillare fin da bambini il sospetto dell'altro, la paura del diverso?
 
Per questi motivi le dimissioni dell'assesore Donazzan sono una richiesta doverosa, e ci associamo anche noi a chi le sta chiedendo. A questo link è possibile firmare l'appello per richiedere le dimissioni dell'assessore. https://www.change.org/p/dimissioni-di-elena-donazzan-assessore-all-istruzione-regione-veneto
 
Maurizio Marinaro

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