Ecco un bell'appuntamento da segnare in agenda, il cui titolo ha una valenza per noi molto significativa: "PADOVA HA VOGLIA DI FUTURO: quali i progetti per uno sviluppo locale sostenibile? Un sindaco di svolta nel 2014; quale idea di città serve?".
Lo organizzano i responsabili di Ecopolis, la neswletter di Legambiente Padova che -come si legge sul loro sito- si occupa di ecologia in senso ampio, da quella ambientale a quella della democrazia, dei diritti, del pacifismo.
L'incontro si terrà sabato 25 maggio, alle ore 10,00 presso la sala Nassiryia in piazza dei Signori, e per Padova 2020 sarà l'occasione di confrontarsi con altri esponenti politici padovani sui temi del cambiamento e del buon governo dell'amministrazione cittadina.
Oltre a Francesco Fiore, co-fondatore di Padova 2020, ci saranno: Marina Mancin (SEL), Giovanni Maria Martingano (Movimento 5 Stelle), Daniela Ruffini (Rifondazione). Ancora incerta, ad oggi, la conferma da parte di Ivo Rossi (Pd), che speriamo riesca a partecipare per rendere ancora più interessante l'incontro.
Qui la pagina ufficiale dedicata all'evento
Le mense scolastiche possono diventare un cartina di tornasole delle politiche di transizione.
Oggi le mense sono viste come un problema per il Comune e per le famiglie; per il Comune perché il costo del servizio è sempre più difficile da sostenere senza ricorrere all'aumento della spesa a carico delle famiglie; per le famiglie perché a fronte di un aumento di spesa esse sono sempre più dubbiose sulla qualità e provenienza del cibo che viene dato ai loro figli.
Questo approccio va rovesciato, è possibile vedere le mense scolastiche come un'opportunità per tutta la comunità e non come un problema.
Le parole d'ordine sono 2: km 0 e politiche di comunità.
Le mense scolastiche devono diventare il canale di sbocco principale dei prodotti della nostra terra. Il Comune e le famiglie devono organizzarsi da un lato garantendo la salute dei bambini, dall'altro favorendo l'economia locale (per assurdo molte famiglie si troverebbero a pagare una retta per finanziare in questo modo il loro stesso posto di lavoro).
L'occupazione che si può generare nella nostra provincia facendo diventare le mense a km 0 è enorme. E' possibile generare, con costi quasi nulli per la comunità, un albo certificato di fornitori di prodotti agricoli e alimentari a km 0 (e in % via via crescente anche biologici) per le mense comunali. Sarà possibile ottenere dai fornitori certificati un 'prezzo politico' mediante facilitazioni di altro tipo, che renderanno questo tipo di contratto conveniente:
- essere fornitori certificati delle scuole sarà garanzia di qualità dei prodotti che fuori dal canale scuola potranno essere venduti con marginalità più elevate (una parte del mancato guadagno diventa un investimento in 'marketing');
- avere un contratto certo consentirà ai produttori di abbattere i costi di vendita;
- i fornitori potranno promuovere le loro imprese agricole ed alimentari presso le famiglie dei bambini;
- avere un canale alternativo di vendita (quello delle mense scolastiche) rispetto a quello dei tradizionali grossisti consentirà ai produttori di avere con questi un maggior potere contrattuale
- il Comune può pensare a forme di incentivazione per i fornitori certificati per aprire banchetti o punti vendita diretti in città;
- la maggior parte dei fornitori a km 0 saranno fuori dal Comune di Padova ma in Provincia di Padova; il Comune potrà stringere accori quadro con i Comuni limitrofi affinché siano in parte i Comuni limitrofi a finanziare le mense padovane a km 0, finanziamento che poi sarà ripagato grazie ai maggiori introiti fiscali derivati.
Per la distribuzione e l'erogazione del servizio di mensa vero e proprio si dovrà uscirà dala logica della gara unica multimilionaria (che quindi può essere vinta solamente da grosse imprese di catering multinazionali) e andare verso gare più piccole dove possano partecipare ad esempio cooperative sociali organizzate (in questo caso potrebbero esserci anche 'cucine di quartiere' dove la cooperativa cucina e serve i pasti entro un raggio di pochi chilometri, garantendo la freschezza del cibo preparato).
Per mantenere basso il costo anche della distribuzione ed erogazione del servizio le cooperative o società potranno avvalersi dell'aiuto, a costo zero, dei 'nonni-in-servizio' che copriranno una parte di costi con prestazioni volontarie a beneficio dei loro nipoti e della loro comunità.
Tutto ciò è economicamente sostenibile, bisogna saperlo organizzare.
La domanda di prodotti a 'km 0' deve essere esteso oltre i prodotti agricoli (frutta e ortaggi) per comprendere quante più categorie merceologiche possibili. Già oggi ad esempio in provincia imprenditori tessili contoterzisti di grandi firme della moda (Armani, D&G, etc..), che hanno tolto loro le commesse per darle a imprese serbe, cinesi, turche, sono riusciti a non chiudere le loro fabbriche solo grazie ai GAS, Gruppi di Acquisto Solidale, che acquistano i loro prodotti.
Questa modalità di salvaguardia e promozione della manifattura locale va governata e promossa dal Comune di Padova che può farsi promotore e gestore del Marchio "Padova km 0". Il Comune può elaborare facilitazioni o privilegi per i negozi che vendono prodotti con questo marchio.
Quanto più i padovani compreranno prodotti marchiati "Padova km 0" tantopiù aiuteranno concretamente l'occupazione locale e contribuiranno a ridurre il traffico e l'inquinamento dei TIR, che trasportano merci importate e prodotte a centinaia, migliaia di km di distanza, dalle nostre strade.
I criteri per ottenere Marchio vanno rigorosamente definiti per ogni tipologia di prodotto (dagli ortaggi alla frutta, al tessile, alle calzature, ai detersivi prodotti per la casa, a centinaia di altri prodotti) affinché il Marchio sia reale garanzia di produzione locale.
A Padova c'è la sede nazionale di Transfair Italia che possiede tutte le competenze tecniche per la gestione di un marchio 'equo e solidale' e potrebbe diventare, in partnership con il Comune, concessionario del marchio.
Stimolando i cittadini ad acquistare prodotti certificati "Padova km 0" otterremo importanti risultati: 1) migliaia di camion che trasportano merci 'straniere' dentro la nostra città non serviranno più, risparmiando energia ed emissioni di CO2, riducendo l'inquinamento dell'aria; meno traffico renderà inutili ulteriori strade di cui la nostra Regione e Provincia sono sature (il Grande Raccordo Anulare di Padova sarebbe inutile); 2) più produzione locale = più posti di lavoro locale=più lavoro per le nostre aziende=meno esposizione alle turbolenze della globalizzazione: è sbagliato in un mondo che si apre chiuderci dentro le nostre frontiere, è possibile e desiderabile invece, pur restando in un mondo aperto, scegliere liberamente come comunità il principio che il 'comprare locale' sia un valore da insegnare e promuovere; non dunque 'Prima i Veneti' ma 'Prima i Prodotti Veneti'; 3) maggior consumo di prodotti 'a km0' significa minor bisogno di imballaggi, significa diminuzione dei rifiuti; 4) prodotti locali= prodotti più sani, si riducono i rischi da sofisticazioni alimentari; 5) favorendo economia locale si rafforza l'identità della comunità attorno a buone pratiche.
Padova può diventare testimone e iniziatore di questo ciclo virtuoso attraverso uno strumento semplice, a costo zero, come la creazione e promozione di un semplice marchio: "Padova a km 0"
Il Bilancio previsionale 2011 del Comune di Padova è stato di 517 Milioni di Euro. Quanti nostri cittadini l'hanno saputo? Quanti cittadini hanno un'idea anche vaga di come è strutturato il bilancio comunale? Quanti convegni pubblici si fanno per discutere il Bilancio Comunale? Eppure questo dovrebbe essere il tema cardine della discussione politica nella Polis. Eppure si parla di come vengono spesi i soldi dei cittadini. Eppure il modo incui ogni anno entrano ed escono circa 500 Milioni di Euro dalle casse del nostro Comune ha un'incidenza fortissima e immediata sulla vita di tutti noi e dei nostri figli. Il tema viene solamente discusso da 'iniziati' in maniera tecnicistica, accentuando l'asimmetria informativa tra tecnocrati e cittadini (e più grande è l'asimmetria informativa sui temi della città, minore è la democrazia). Perfino dentro i Partiti, soggetti che proprio su questi temi dovrebbero essere la cinghia di trasmissione tra Comune e cittadini, si rinuncia a discutere in profondità di tutto ciò.
A Padova è urgente e necessaria un'opera massiccia di vera e propria educazione civica incentrata sul Bilancio Comunale e le sue voci, entrate e uscite. Il bilancio Comunale va messo in Piazza, senza alcun timore. Oggi utilizzando anche i moderni strumenti informatici è possibile fare tutto questo con costi molto contenuti.
I costi di un bilancio partecipato sono in realtà un investimento, perchè verranno recuperati nel tempo grazie alla maggior efficienza di spesa generata dal maggior controllo dei cittadini sul bilancio stesso.
I dati di bilancio non solo dovranno essere accessibili dal cittadino (cosa che in parte già accade), ma dovranno essere attivamente 'divulgati', cioè letteralmente tradotti e spiegati con un linguaggio che sia comprensibile da tutti i cittadini maggiorenni di ogni estrazione culturale.
Una Consulta per la Trasparenza del Bilancio con rappresentanti di tutte le fasce sociali, di tutti i quartieri, di tutte le età deve essere istituita per dare al comune un interlocutore, in rappresentanza della cittadinanza sul tema della trasparenza del Bilancio comunale che faccia da stimolo e da controllo dell'operato comunale in tema di Bilancio Partecipato.
La Consulta si fa Garante verso i cittadini del fatto che i dati del bilancio comunale forniti sono corretti, sono accessibili e sono comprensibili per tutti i cittadini.
La Consulta, come soggetto indipendente, deve anche provvedere ad identificare e mantenere aggiornati i costi standard, adeguati alla realtà del la città di Padova, che serviranno ai cittadini per valutare la congruità, l'equità e l'eticità di spese ed investimenti effettuati.
Tale misura si impone anche come misura anti-corruzione perché faciliterà la messa in evidenza di possibili spese 'gonfiate'.
I membri della Consulta inoltre provvedono a diffondere i dati presso i gruppi sociali di cui sono rappresentanti e diventano essi stessi quindi promotori di trasparenza. Grazie a questo lavoro metodico sulla trasparenza e sull'accessibilità dei dati di bilancio il dibattito politico attorno a questo importante tema potrà essere facilitato e potenziato.
Il risparmio energetico negli edifici inciderà molto sulla quota di risparmio di CO2 che l’Italia si è impegnata raggiungere firmando la Direttiva Europea ‘20 20 20’, dove gli obiettivi sottoscritti sono vincolanti, pena sanzioni. Il Piano Energetico Regionale, che definisce la quota parte degli obiettivi nazionali che saranno a carico del Veneto, sarà approvato nel 2011 e prevedrà obiettivi precisi da raggiungere anche per Padova.
Misure di stimolo al risparmio energetico negli edifici diventano così improrogabili, sia per tener fede agli impegni presi, sia per creare un nuovo volano per il settore edilizio basato sulla riconversione energetica del parco immobili esistente e non sulla cementificazione di nuovo territorio.
La certificazione Energetica degli edifici (residenziali, commerciali e industriali) va resa obbliga-toria. Le eventuali future tasse ‘federaliste’ comunali sugli immobili andranno modulate tenendo conto della classe energetica dell’edificio (così come, giustamente, il bollo auto dipende dalla categoria Euro I-V dell’automobile). Parimenti anche la tassa sui rifiuti dovrà anche tenere conto della classe energetica dell’edificio. Si dovrà infine istituire un albo comunale dei certificato-ri energetici che dia più garanzia all’acquirente; oggi il certificatore energetico è pagato dal co-struttore/venditore, con scarse garanzie di indipendenza da parte del compratore.
A Padova serve un piano edilizio comunale che, prima di altri comuni di pari dimensioni e comunque molto prima del 2020, conceda nuove autorizzazioni edilizie solo per edifici in Classe A o superiori. In questo modo viene incoraggiata l’innovazione tecnologica e la modernizzazione delle nostre imprese che così saranno chiamate a lavorare anche nel resto d’Italia. Le teorie economiche dimostrano infatti che sono le condizioni del territorio a fare da stimolo all’innovazione e che possono creare un vantaggio competitivo.
Per finire va implementato a Padova il programma “Stop al consumo di territorio” che richiederà come alternativa un Piano Casa per la riconversione energetica degli edifici e delle aree già edificate. Questa misura è tutt’altro che una misura anti-sviluppo come qualcuno (per interesse) sostiene; al contrario si tratta di una misura che favorisce un’edilizia ad alta intensità di lavoro e a bassa intensità di capitale che favorirà le innumerevoli piccole e medie imprese edili e impiantistiche della nostra città a discapito degli speculatori edili.


