
Parte col botto la Coalizione civica per Padova
Il nostro appello dello scorso ottobre è stato raccolto dai tantissimi cittadini che hanno affollato, ieri sera, la Sala Anziani del Municipio
Una partecipazione davvero massiccia quella per il lancio della Coalizione Civica per Padova, il 19 dicembre in sala Anziani a Palazzo Moroni. Esauriti i posti a sedere, le persone si sono accalcate lungo i muri, sul pavimento e nello spazio in fondo alla sala, poi le guardie municipali hanno chiuso l’accesso per motivi di sicurezza ma numerose persone hanno atteso fuori dal cancello, in attesa di poter entrare nel caso si liberasse qualche posto. L’assemblea ha visto alternarsi una quarantina di interventi e partire i primi tavoli tematici per sintetizzare le idee e le proposte per la città.
“Per prima cosa chiedo scusa alle 40-50 persone che sono rimaste fuori dalla sala per motivi di sicurezza – dichiara Nicola Rampazzo, fra i promotori dell’iniziativa - Purtroppo o per fortuna la sala era strapiena. Vi invito da domani a popolare i tavoli di lavoro tematici e questo percorso. È lì che faremo la vera partecipazione. Un grazie ai tanti che hanno seguito la diretta Facebook. Da domani ci servirà anche il vostro aiuto soprattutto se siete giovani e questa città la volete cambiare sul serio.”
“Niente simboli – aggiunge Roberto Marinello, ex consigliere comunale per Padova2020 – ma un Programma che verrà scritto dai cittadini, dalle associazioni, dai comitati. Tantissimi si sono già iscritti per partecipare attivamente ai nostri tavoli di lavoro tematici. E’ davvero partita una grande avventura che coinvolge tutte e tutti per una Padova migliore, solidale, accogliente, attenta all’ambiente e alle opportunità da creare per i giovani.”
“Oggi abbiamo fatto un primo grande passo avanti. – conclude Rampazzo - Oggi abbiamo messo al centro della scena politica le cittadine e i cittadini padovani. Oggi abbiamo la responsabilità di guardare a Domani. È da Domani che inizia il vero lavoro, è da Domani che inizia la fatica ed è Domani che ci attendono le difficoltà.”
GRUPPI DI LAVORO TEMATICI
Chi lo desideri, ha la possibilità di cominciare a partecipare all'attività della Coalizione tramite i gruppi di lavoro tematici che scriveranno il programma. Questo l'elenco dei gruppi:
- Ambiente
- Immigrazione e accoglienza
- Lavoro/impresa/commercio
- Mobilità
- Quartieri e partecipazione
- Salute e Benessere
- Scuola/università/cultura
- Sicurezza e legalità
- Sociale e sport
- Urbanistica
Per partecipare è sufficiente inviare una e-mail all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. con l'indicazione del gruppo o dei gruppi ai quali si desidera prendere parte. Grazie a tutti!
Libertà è partecipazione!

- Stop al consumo di suolo e rigenerazione urbana. Il nuovo modello di sviluppo della città deve basarsi sul recupero e il riuso delle aree edificate e degradate per perseguire gli obiettivi della sostenibilità sociale dei quartieri e per combattere il rischio idrogeologico. Il recupero del patrimonio edilizio, i percorsi di rigenerazione urbana da attuare in modo realmente partecipato nell’interesse delle comunità locali e l’efficientamento energetico dovranno essere i volani della competitività e della sostenibilità della Città del futuro.
- Lotta al degrado, alla povertà e all’emarginazione e nuovo modello di servizi ai cittadini. Una città solidale e democratica si riconosce dai servizi e dal sostegno che offre alle persone maggiormente in difficoltà. Occorre aumentare significativamente, dopo i tagli indiscriminati di questi ultimi anni, le risorse dedicate al sociale e rilanciare la collaborazione tra pubblico e privato per evitare la sofferenza di tutti e l’aumento delle tensioni sociali. Serve attenzione vera nei confronti dei più deboli, nessuno escluso, utilizzando strumenti e modalità di gestione che garantiscano servizi efficaci ed efficienti, nella logica del welfare generativo, promuovendo con determinazione percorsi rinnovati di inclusione sociale e attuando progetti basati sul principio di mutualità che assicuri il pieno coinvolgimento dei beneficiari finali e sul principio di sussidiarietà che persegua una reale equità.
- Mobilità integrata per migliorare la qualità della vita. L’inquinamento dell’aria e la congestione del traffico urbano sono emergenze che mettono a rischio la salute e comprimono la qualità della vita dei padovani. Per affrontare tali problematiche Padova necessita di un sistema di mobilità moderno ed efficiente basato sull’intermodalità, sul potenziamento del car sharing, del bike sharing e della rete delle piste ciclabili, ma anche sull’introduzione di soluzioni innovative e radicali come la Congestion Charge.
- Investimenti, innovazione e nuovo modello di sviluppo per il lavoro e il sostegno all’economia. Il rilancio della Città dovrà basarsi sulla capacità di innovazione del tessuto economico, sulla promozione di molteplici forme di finanziamento (accesso a fondi regionali, nazionali ed europei, crowdfounding, etc.) e sull’attrazione di nuovi investimenti oltre che sulla sinergia tra pubblico e privato e tra Università e sistema imprenditoriale. Si dovranno affrontare, con mirati progetti, anche le emergenti frontiere di nuova economia per rilanciare le produzioni locali, la distribuzione di prossimità e la zona industriale con il suo manifatturiero, per creare opportunità di lavoro stabile e regolare come elemento portante della nostra comunità.
- Trasparenza e partecipazione dei cittadini. Per valorizzare al massimo le risorse disponibili e combattere l’insorgere di malagestione e corruzione dobbiamo garantire la massima trasparenza amministrativa promuovendo il “Bilancio partecipato” e il contributo attivo dei cittadini alla vita politica e amministrativa padovana. In tal senso è imprescindibile riattivare da subito i consigli di quartiere, che dovranno assumere la funzione di luogo democratico di confronto tra cittadini ed amministratori, sburocratizzare la macchina comunale e semplificare il rapporto tra la Pubblica Amministrazione e la Cittadinanza.
- Un circolo virtuoso tra scuola, università, cultura. L’Amministrazione deve essere punto di riferimento per le politiche formative e culturali della città. Occorre sostenere il sistema scolastico, contrastare la dispersione, investire nella formazione degli adulti, favorendo la diffusione di competenze che siano anche strumenti di nuova ricchezza. Bisogna realizzare sinergie permanenti tra Comune, Università, Accademie, istituzioni di formazione superiore e Conservatorio per valorizzare l'enorme ricchezza culturale della città e riportarla ad essere polo attrattore e di riferimento. È necessario innescare un sistema virtuoso fondato sulla collaborazione di istituzioni, associazioni e imprenditorialità culturale (e non solo), che favorisca l'espansione diffusa di presidi culturali e l’attenzione e la sensibilità estetiche anche come strumenti di legalità, lotta al degrado e miglioramento della qualità della vita.




A partire da Novembre 2016 è in distribuzione il nostro "giornalino" LA VOCE DEI VENTI, stampato in alcune migliaia di copie: si tratta di un pieghevole di 4 facciate, in cui facciamo il punto della situazione riguardo alla nostra città e raccontiamo le attività in cui Padova2020 si è impegnata negli ultimi due anni (sia in consiglio comunale che nei quartieri). Viene anche tratteggiato un bilancio di metà mandato dell'attuale giunta, con le nostre valutazioni e proposte per dare una nuova prospettiva ai padovani.
Questo strumento di informazione e promozione è pensato per fornire sia ai nostri attivisti che ai simpatizzanti una sintesi di ciò che siamo e facciamo; l'abbiamo prodotto, come sempre, autofinanziandoci e ora si tratta di collaborare a diffonderlo il più possibile, per raggiungere possibilmente anche chi ancora non ci conosce. Per maggiori informazioni scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Grazie a tutti coloro che vorranno darci una mano!

Padova sta vivendo degli anni molto difficili. Il fallimento della giunta Bitonci è sotto gli occhi di tutti e presto potrebbe condurre a una crisi istituzionale e a nuove elezioni. Di fronte a tale scenario e all’abbandono quotidiano in cui versa la nostra città, riteniamo necessario da parte di tutte le opposizioni dare un segnale forte, straordinario e responsabile ai cittadini.
Serve il coraggio di andare oltre le bandiere e gli schieramenti per guardarci in faccia da padovani che amano la loro città e che si impegnano quotidianamente per renderla un luogo migliore, più vivibile, più sano e più umano.
Dobbiamo giocare questa nuova partita a carte scoperte, con trasparenza e partecipazione, fuori dalle segrete stanze, dai tavoli e dagli accordi riservati a pochi. Dobbiamo coinvolgere i cittadini, i nostri elettori, i nostri attivisti e renderli protagonisti di questa nuova fase politica. Una fase nuova in cui la nostra città possa veramente affrontare le sfide che le pone il nostro tempo con la voglia di essere un punto di riferimento a livello nazionale ed europeo come in passato ha saputo ripetutamente essere.
Perciò proponiamo a tutte le forze politiche di opposizione, con l’obiettivo di coinvolgere tutti gli attori politici e sociali che a Padova credano che sia necessario un cambiamento, di provare a costruire insieme una Coalizione Civica Padovana a partire dai seguenti presupposti:
-
che tutte le forze politiche che accettano di partecipare si impegnino, nel caso in cui la costruzione della coalizione dovesse andare a buon fine, a non presentare il proprio simbolo alle prossime elezioni;
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che si apra da subito con la cittadinanza un tavolo di confronto programmatico che porti alla stesura partecipata di un programma di coalizione;
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che questa coalizione proponga alla città un programma fondato sui seguenti valori: riconoscimento dei diritti fondamentali di ogni persona, rispetto dell’ambiente, misure urgenti per ridurre l’inquinamento in città, stop al consumo di suolo, gestione pubblica dei beni comuni, sperimentazione di nuove forme di partecipazione democratica.
Ci rendiamo perfettamente conto che questa proposta è una grande sfida. Una sfida ai luoghi comuni, ai pregiudizi, alla disaffezione e alla logica della vecchia politica. È una mano tesa nei confronti delle altre forze di opposizione e ai cittadini in primis. È solo un primo passo e la strada che abbiamo di fronte è, come spesso accade nelle sfide cruciali per una comunità, una strada in salita; ma è l’unica possibile da percorrere per una reale nuova stagione politica di Padova.
Una strada che va nella direzione della democrazia, della partecipazione, della trasparenza. La direzione giusta!
Questa proposta è soprattutto una domanda alle altre forze di opposizione: è più importante il bene comune di Padova o gli interessi dei partiti e dei partitini, delle correnti e dei gruppetti?
La risposta alla nostra proposta è anche la risposta a quest’ultima domanda.

Giugno 2016
Siamo un gruppo di cittadini e abbiamo deciso di proporre un acquisto collettivo di parte del terreno situato in quartiere Sacro Cuore, lungo la ferrovia; uno dei pochi terreni agricoli rimasti nel territorio comunale. Temiamo infatti che, con la sua vendita, il terreno diventi oggetto dell’ennesima operazione speculativa e venga edificato. Il nostro scopo principale è invece che esso conservi la sua attuale vocazione, visto che, come noto, la nostra città non ha certo bisogno di nuovi immobili e che, al contrario, è sempre più vitale conservare i pochi territori non cementificati che rimangono.
Il progetto PACTA si propone, in primo luogo, di preservare il terreno nella sua dimensione agricola, sottraendolo alle logiche dominanti, che privilegiano la speculazione edilizia causando l’inarrestabile riduzione del territorio destinato all’agricoltura e, comunque, libero da cementificazione. Il progetto mira in primo luogo a conservare la dimensione agricola del terreno, ma vuole essere anche un segnale forte della comunità contro il consumo di suolo. Quale strumento essenziale per raggiungere lo scopo di cui sopra, i partecipanti al progetto PACTA si vincolano a:
· mantenere il terreno a destinazione agricola
· non chiederne il cambio di destinazione
· non edificarlo, se non nei limiti in cui ciò sia richiesto per il migliore svolgimento delle attività che si intende realizzare (meglio specificate nei punti che seguono) e comunque senza finalità di guadagno
· non alienarlo, ove ciò comporti, anche in via remota ed anche indirettamente, la possibilità che il terreno venga distolto dalla sua vocazione agricola.
Il progetto PACTA, nell’ambito della finalità di cui sopra, si propone di realizzare sul terreno attività agricole improntate al canone del rispetto, per l’ambiente, per la salute umana, nonché per la dignità dei lavoratori e del lavoro.
L’attività agricola sarà finalizzata alla produzione di cibo destinato al consumo umano ed il progetto si propone di distribuire quanto raccolto, indipendentemente dalle forme di scambio che saranno di volta in volta privilegiate, attraverso una filiera corta che privilegi il rapporto quanto più possibile diretto tra produttore e consumatore.
Allo scopo di favorire l’attività agricola e di diffondere la conoscenza della stessa nonché contribuire ad un rapporto più diretto tra le persone e la realtà agricola, il progetto si propone inoltre di rendere il terreno uno spazio di aggregazione sociale, dove realizzare iniziative di convivialità edeventi culturali finalizzati ad approfondire tematiche legate all’agricoltura, al consumo di suolo, alla filiera corta nella produzione del cibo e altre comunque connesse all’attività agricola svolta.
Nel concreto abbiamo pensato a tre diverse tipologie di progetto ed entro settembre 2016 vorremmo capire quale tipologia di progetto abbia maggiori possibilità di poter partire, per questo chiediamo di compilare il questionario e di farlo compilare al maggior numero di persone che sai che possono essere interessate al progetto. Per compilare il questionario potete cliccare qui.
PROGETTO A – un gruppo di persone che acquista un terreno per coltivarlo in proprio e beneficiare di un’esperienza a contatto con la terra oltre che dei prodotti della coltivazione Forma giuridica proposta: cooperativa di consumo.
Attività: i soci acquistano il terreno, e poi lo coltivano da sé, dividendosi l’appezzamento in orti.
Una parte del terreno può essere dedicata a colture da gestire tutti insieme (es. frutteto). E’ fondamentale (rispetto alla forma giuridica adottata) che a coltivare la terra siano le stesse persone che la acquistano; non è possibile affittare gli orti ad estranei.
Quanto alle attività sociali, esse si rivolgono, unicamente o quasi, ai soci della cooperativa e alle loro famiglie.
Costi: il costo per l’acquisto del terreno va sopportato dai soci, così come quello dei primi lavori (es. scavo del pozzo), ma i costi di gestione sono limitati. Infatti non è previsto apporto esterno per la coltivazione (salvo lavori particolari ad es. se è necessario l’intervento di macchine) e tutti i lavori, incluse piccole riparazioni alle strutture ecc., vengono svolti dai soci. Sono quindi da sostenere i costi fissi (rinnovo iscrizione camera di commercio, commercialista e simili). Questi costi vengono sostenuti dai soci direttamente. Una piccola struttura prefabbricata con bagni, acqua e ricovero attrezzi è utile ma non necessaria. Non essendoci una finalità di guadagno non c’è una
dimensione minima del terreno da acquistare. Il progetto potrebbe partire se vengono raccolti almeno 100'000 euro.
Questo progetto, visti i bassi investimenti, può prevedere l’opzione di affitto con riscatto. Questo può servire per fare un periodo di test di 3/5 anni e poi decidere se continuare con questo progetto acquistando il terreno, se interromperlo o se passare ad altro progetto.
Idoneità dell’attività a generare reddito: tendenzialmente da escludere. E’ tuttavia possibile ipotizzare la vendita di parte del prodotto a soggetti non soci della cooperativa (deve trattarsi però di una parte inferiore al 50%), il che tuttavia presuppone che i soci abbiano abbastanza tempo ed esperienza di coltivazione da generare prodotti sufficienti per loro e anche per avere un sur plus da vendere. Il denaro ricavato potrebbe coprire i costi di manutenzione, gestione, acquisto sementi e orticole e simili; non è prevista la generazione di reddito a favore di un lavoratore.
Spirito del progetto: questo progetto presuppone che le persone che vi partecipano siano interessate a una esperienza molto coinvolgente sul piano personale, sotto due profili: quello del rapporto con la terra (ognuno ha la responsabilità del suo orto e in più delle parti coltivate in comune, quindi va preventivata una frequentazione assidua, verosimilmente quotidiana in estate) e quello del rapporto con gli altri soci della cooperativa, con cui in prospettiva si costruirà una comunità con cui condividere esperienze con la terra e non (anche feste nell’orto, grigliate, tempo insieme con i bambini, ecc.).
Turnover: limitato. Tendenzialmente chi partecipa a questo progetto vi rimane per lungo tempo; l’ingresso di nuovi soggetti, possibile sul piano giuridico, sarà tendenzialmente limitato dall’impegno personale richiesto e dal fatto che gli stessi soci potrebbero voler evitare troppi ingressi di persone nuove, visto il carattere di esperienza comunitaria forte del progetto.
Modelli già esistenti: non ne abbiamo, ma questo si spiega col fatto che si tratta di progetti
“introversi” che tendono a non pubblicizzarsi.
Possibilità di richiedere contributi comunitari, regionali o di altro tipo: tendenzialmente no
PROGETTO B – una cooperativa con lo scopo di rendere possibile lo svolgimento di attività agricola in città, secondo canoni etici
Forma: cooperativa agricola (attenzione, a tal fine è necessario che presidente o membro del c.d.a. della cooperativa sia un imprenditore agricolo professionale che deve ricavare dalla coltivazione più del 50% del suo reddito).
Attività: la cooperativa acquista il terreno mediante il contributo dei soci. La coltivazione della terra viene svolta da un soggetto appositamente retribuito (lo IAP), che ne trae un reddito. I prodotti vengono venduti: per il 50% + 1 ai soci della cooperativa, per il resto, eventualmente, anche ai non soci. Si può ipotizzare anche che una parte del terreno venga divisa in orti e affidata ai soci o ad esterni, ma questa attività deve necessariamente essere marginale tanto dal punto di vista del terreno impiegato (la maggior parte deve essere lasciata allo IAP per la coltivazione) tanto da quello dell’eventuale guadagno generato (meno del 10%); questo rende più interessante gestire gli orti dando parte del terreno in comodato gratuito a una associazione non riconosciuta che curi l’affitto
degli orti. Si può ipotizzare in via saltuaria una partecipazione dei soci alle attività agricole, sotto la guida di esperti e in momenti molto ben individuati (es.: trapianto orticole al cambio di stagione).
C’è spazio per attività sociali, rivolte anche ai non soci, che dovranno essere gestite non dalla cooperativa ma da una associazione non riconosciuta. L’attività sociale si rivolge anche all’esterno, specialmente per la promozione della conoscenza delle attività agricole e del rapporto con la terra.
In questo progetto è necessaria una struttura di 50-100mq (anche prefabbricato) con bagni, ricovero attrezzi, piano cottura, sala per piccoli incontri e eventuale trasformazione dei prodotti grezzi per la vendita (fare vasetti di marmellata, sale alle erbe,...)
Costi: i soci sostengono il costo per l’acquisto del terreno e per i primi lavori di sistemazione. I costi di gestione sono rilevanti, perché vi è incluso un reddito. E’ fondamentale in questo progetto che l’attività di coltivazione sia una attività economica idonea a generare guadagni sufficienti a garantire la copertura di tutti i costi. I soci non devono essere chiamati a sopperire con denaro proprio. Indicativamente i costi annui (“stipendio” del lavoratore, costi di gestione della cooperativa,…) sono di almeno 20'000 euro. L’avvio del progetto richiederà una raccolta di 200'000
euro e probabilmente (una stima migliore la si potrà avere una volta scelti alcuni dettagli importanti del progetti)sarebbe meglio riuscire a raccogliere 250’000-300'000 euro.
Idoneità dell’attività a generare reddito: fondamentale, vedi sopra. Serve un business plan.
Spirito del progetto: chi contribuisce a questo progetto vuole generare qualcosa di positivo i cui effetti non ricadono primariamente su di lui, ma: sul coltivatore che lavorerà la terra; sulla comunità, come esempio di aggregazione sociale costruttivo; sulle persone che potranno acquistare prodotti della terra (soci o meno). E’ un progetto che vuole esprimersi all’esterno ed essere se possibile replicato da altri.
Turnover: possibile. Il socio della cooperativa è chi mette il denaro per l’acquisto, ma sceglie lui se partecipare attivamente o meno alle attività sociali o ai momenti collettivi sulla terra; il suo apporto non è assolutamente necessario, quindi è relativamente indifferente la sua identità.
Modelli già esistenti: Arvaia a Bologna, Cavin de Confin.
Possibilità di richiedere contributi comunitari, regionali o di altro tipo: sì.
PROGETTO C – una comunità agricola – sociale punto di riferimento per il quartiere / per la città
Forma giuridica: è verosimile che serva la costituzione di più soggetti. L’attività agricola potrebbe essere svolta da una cooperativa sociale, il cui scopo primario è l’aiuto alle persone svantaggiate, e non lo svolgimento di attività agricola. Questa attività potrebbe non ridursi alla coltivazione ma prevedere anche l’allevamento di animali. La cooperativa sociale potrebbe gestire altre attività a favore di soggetti svantaggiati. Senza dubbio sarà utile una associazione non riconosciuta che gestisca attività più “informali”, come ad esempio corsi di formazione rivolti a terzi.
Attività: attività di coltivazione e/o di allevamento rivolta in via principale alla crescita personale di persone svantaggiate. Altre attività rivolte a persone svantaggiate, che si tratti degli stessi individui o meno. Corsi di formazione dei tipi più vari, rivolti al recupero di un rapporto consapevole con la terra. Altre attività sociali.
Costi: estremamente elevati (sicuramente oltre 500'000 euro, probabilmente nell’ordine di grandezza di 1'000'000 di euro), sia per l’avvio delle attività che per la loro gestione. L’avvio delle attività presuppone non solo l’acquisto del terreno, ma anche la disponibilità di immobili. La gestione dell’attività agricola rende necessaria la costante presenza di operatori formati per seguire le persone svantaggiate. Ognuna delle attività sviluppate deve avere un suo budget separato. E’ fondamentale che le attività si auto sostengano sul piano economico, eventualmente, se
giuridicamente possibile, con spostamenti di denaro dalle une alle altre (es.: i corsi di formazione possono aiutare a sostenere l’attività agricola?).
Idoneità dell’attività a generare reddito: fondamentale, vedi sopra. Servono diversi business plan, uno per ogni tipo di progetto.
Spirito del progetto: chi contribuisce a questo progetto entra in un percorso personale e professionale a tutto tondo. Vuole generare qualcosa di positivo i cui effetti non ricadono primariamente su di lui, ma: sulle persone svantaggiate, sulla comunità di quartiere /città cui vengono offerti vari servizi. Si aspira a creare un centro alternativo. E’ verosimile che una diversa forma di contributo sia semplicemente quella di partecipare all’acquisto del terreno e degli immobili, che poi potrebbero rimanere di proprietà della cooperativa sociale.
Turnover: possibile, quanto ai finanziatori. Questo progetto però necessita anche di persone che si
impegnino a portare avanti le molte e complesse attività ipotizzate; è da capire se questi sarebbero o
meno soci della cooperativa, per queste persone il turnover è tendenzialmente escluso.
Modelli già esistenti: Caresà?
Possibilità di richiedere contributi comunitari, regionali o di altro tipo: sì.
Ringraziamo per la lettura e ricordiamo che per compilare il questionario potete cliccare qui.

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